La Primula Russa (noi no)

Elba e Oltre: Retrospettive e prospettive di quotidianità e passione politica

Chi sono

Blogger: primularussa
La Primula Russa (noi no) invita tutti gli anonimi, i codardi, i vigliacchi a dialogare in Rete su questo Blog illiberale, partigiano, censurato. SCRIVETEMI ALLA MAIL: primularussa@email.it

Archivio

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 22 febbraio 2007

FOIBEOSHOAH
postato da: primularussa alle ore febbraio 22, 2007 11:22 | link | commenti
categorie: vignette
martedì, 20 febbraio 2007


SULLE FOIBE


L’altro giorno leggevamo di una polemica fra i Consiglieri provinciali Amadio di AN e Giannoni di PRC, in coda al Consiglio del 10 febbraio. Amadio dice: “Sarebbe dunque auspicabile che il Presidente della Provincia Kutufà censuri il comportamento del Consigliere Giannoni”, e puntuale il chiamato in causa stigmatizza: “Ho letto le dichiarazioni della Amadio e credo non meritino più di tanto (salvo consigliarle un ripasso della consecutio temporum)”. Il riferimento pare alla violazione della norma di ‘consecutio’ “sarebbe auspicabile”/“censuri”; ma non ci sembra l’errore più grave.

Dice l’Amadio: “La storia non deve e non può essere al servizio delle ideologie e tutta la sinistra dovrebbe recitare un ‘mea culpa’ e non continuare a giustificare i partigiani titini che trucidarono gli Italiani soltanto perché tali”. Ora, le due parti di questa affermazione sono in palese contrasto, perché Amadio con la seconda smentisce la prima.

Infatti la tragedia di coloro che furono trucidati e occultati nelle foibe in Istria è una pagina dolorosissima della storia della Seconda guerra mondiale, e non può avere alcuna giustificazione; ma con pesante intromissione ideologica è rivendicata dalla Destra come un proprio lutto, un proprio dolore, una propria bandiera, spesso invocata a bilanciare l’olocausto compiuto da nazisti e fascisti per motivi di razza, di etnia o di integrità virile. Sarebbe facile fare un confronto numerico, ma consideriamo la morte violenta di un solo uomo come assolutamente inaccettabile; però è ugualmente inaccettabile (“perché la storia non può e non deve essere al servizio delle ideologie”) che i morti istriani siano ‘morti di Destra’, anzi ‘i morti della Destra’, così come sarebbe ridicolo affermare che i morti nel Lager siano ‘morti di Sinistra’, o peggio ‘i morti della Sinistra’. I morti sono morti e nient’altro, e chi li ha uccisi è comunque colpevole di assassinio.

La storia, poi, racconta che l’Istria diviene parte dello Stato italiano alla fine della Prima guerra mondiale, quando viene scorporata dall’impero austro ungarico (1922); vi vengono istituite due province (Pola e poi Fiume), e vi si insedia un apparato burocratico composto prevalentemente da personale italiano.

Dal punto di vista degli istriani di etnia slava, che avevano lottato per l’indipendenza della loro terra dall’impero austro-ungarico, gli italiani sono degli ‘occupanti’, e i nuovi governanti non sono diversi dai governanti asburgici; si organizza una ‘resistenza’, e dopo l’8 settembre del 1943 i movimenti di liberazione iugoslavi, a direzione comunista, si insediano nell’Istria e iniziano l’epurazione degli ‘invasori’ italiani che avevano occupato la loro patria negli ultimi vent’anni. La ‘libertà’ dura un mese; e quando nell’ottobre 1943 i tedeschi riconquistano l’Istria e i partigiani slavi si devono ritirare, l’epurazione si traduce in centinaia di processi ‘veloci’, cioè sommari, con altrettanto sommarie condanne a morte e sommarie sepolture, appunto nelle foibe: quasi ovviamente si compì allora l’identificazione fra italiani e fascisti, e in questo i partigiani iugoslavi vollero vedere un ulteriore ‘ragione’, di natura politica (ma fino al settembre ’43 quasi tutti gli italiani erano fascisti, volenti o nolenti). Alla ‘riconquista’ tedesco/‘repubblichina’ seguirono rappresaglie nei confronti degli cittadini di etnia slava, cui furono imputate ‘ovviamente’ le epurazioni compiute dai partigiani nel settembre 1943: si narrano episodi di violenza inaudita, certo resi credibili dai metodi usati ovunque dai nazifascismi dopo l’8 settembre. Così, quando nel maggio-giugno 1945 gli iugoslavi di Tito ‘liberarono’ di nuovo la Venezia Giulia, ci fu un’altra ondata di epurazione: questa volta processi sommari ed esecuzioni riguardarono militari, poliziotti, collaborazionisti, spie, delatori catturati dopo la cacciata dei tedeschi; ma anche italiani partigiani del C.N.L., militari della Guardia di Finanza (non coinvolti certo nelle operazioni repressive dei nazisti), e partigiani slavi di orientamento filoitaliano e sloveni anticomunisti. Come nel dopo l’ottobre ’43 gli slavi erano stati tutti accusati delle repressioni compiute dai partigiani, così ora gli italiani, tutti accusati delle nefandezze dell’occupazione nazifascista, erano senza distinzione considerati nemici. Questa volta le esecuzioni sommarie furono migliaia, e migliaia le sommarie sepolture. Ma è difficile ascrivere questi morti delle foibe all’appartenenza fascista, perché la situazione in Italia era cambiata, e come è noto dopo il settembre 1943 gli italiani erano quasi tutti antifascisti (e molti, contemporaneamente, anticomunisti). In questo caso la ‘consecutio temporum’ della storia è utile come quella della sintassi.

Insomma, se davvero “la storia non deve e non può essere al servizio delle ideologie”, nella vicenda delle foibe c’è poco posto per distinzioni di appartenenza politica o etnica: i morti dell’Istria, della Venezia Giulia sono morti e basta, morti tragicamente in un momento tragico, che è giusto ricordare per allontanare per sempre la tragedia della guerra poiché la follia della guerra è stata causa della loro morte. Fare di quegli sventurati eccidi un’occasione di cordoglio nazionale ‘italiano’, o peggio invocare improbabili diritti patriottici, è un’altro affronto nei riguardi di quei morti, e può solo riaprire antiche ferite ormai chiuse dal diritto internazionale. Farne occasione di rivendicazione postfascista è solo miserabile.

La Primula Russa (noi no)

postato da: primularussa alle ore febbraio 20, 2007 23:59 | link | commenti
categorie: primularussa
venerdì, 16 febbraio 2007

Un po' Platone, un po' Prust, un po' Borges; le sinapsi impazzite di Mauro Meoni colpiscono la mia sensibilità. Annotazioni che meritano una lettura non superficiale.
PR

MEMORY MOTEL

Come la foglia di Forrest Gump, la memoria compie strani percorsi e voli pindarici, scatenata da input improvvisi e non voluti , una recherche Proustiana nella quale ci lasciamo naufragare, novelli Odissei in cerca di una nuova Itaca. Un percorso della memoria che parte da sé stessi, da album di foto ingiallite dal tempo e dalla paura di rivederle, che racchiudono attimi unici e mai dimenticati. Dagli occhi stanchi di un anziano al volto sorridente di un bambino, il filo della memoria non si spezza, lo rapisce un gabbiano che come un abile prestigiatore ti apre un sipario di cose già viste, che per vederle ancora devi chiudere gli occhi con forza, fino a farti male.

Le spine degli anni ti assalgono una a una, mentre il teatro della memoria si apre e piano piano ti avvicini alle prime file, per non perderti nulla di quello spettacolo che , lo sai già, resterà senza bis. E ti siedi infine, stanco e con la voglia che il palcoscenico ridisegni la vita. E sei un bambino che vede aprirsi la porta della scuola Elementare di Carpani, con Lia Franca che ti invita a entrare, e rivedi volti di compagni di banco che oggi non ci sono più, persi in un ultimo tuffo all'Enfola, e senti ancora le loro gomitate e le loro risate...cambio di scena, in due in motorino su un Ciao che sfida un SI, sui tornanti del Capannone in corsa verso le terre misteriose di Campo e Marciana, oltre le colonne d'Ercole della merenda sulla spiaggia delle Saline..e poi il cambio di marcia , sempre le stesse corse, le stesse strade pericolose, ma stavolta in cinque dentro macchine scassate , senza cinture e con l'odore forte simile all'incenso, pomeriggi di Pink Floyd e Doors ...la rabbia giovane ti rimane dentro, e se hai fortuna non ti abbandona mai. Ma ti abbandonano le pizze in venti ai Tre Archi, le partite a calcetto davanti ai parcheggi dei supermercati, con Tottero che ti insegue e ti buca il pallone, mentre Graziano il vigile ti aspetta sotto casa tua con il padrone della finestra rotta. E la benzina che finisce sempre in qualche curva dopo Mola, con la mamma che, senza cellulari, a ogni suono di sirena guarda la finestra e aspetta uno squillo del telefono di casa..mentre te sei proprio sotto, che bevi una spuma da Piero. Poi tutti fuori, a vedere le ragazze del Jazzercise, e a prendere gli schiaffi delle mamme che ti trovano attaccato alla finestra nascosta, ma qualcosa hai visto, e va bene così.

Il pallone che non si sgonfia mai, i pomeriggi che ti stancano e ti impolverano fino alle ossa, coprendo la schiaccia di Zallo che ti basta per tutta la mattina, tanto il pomeriggio alle Saline non c'è tempo per mangiare, le canne da pesca non permettono distrazioni, ma i pesci si...E' gia'buio, è già ora di vestirsi di bianco e di darsi manate di gel per trovarsi tutti per la Calata dal Chincheri, per poi cominciare vasche infinite fino a che le gambe non ti cedono, ma l'ultima va fatta, c'è lei.........

Lei che rivedi in ogni angolo di strada, in ogni traghetto delle cinque e venti, in ogni bar a aspettarti un po' incazzata, ma forse per finta, che rivedi vicino a te al cinema, ma non adesso.........................

Adesso sei solo nel cinema della memoria, niente Astra o Pietri, qui è il tuo palcoscenico personale, che ogni volta comincia con il primo Goal al calcetto e finisce con l'ultimo sorriso di Lei, sfuocando prima dei titoli di coda sul molo dove l'hai vista l'ultima volta...

Finisce anche l'ultimo spettacolo, ma non sei sicuro se era una replica, una finzione, la vita di un altro, o la tua. Dove sono adesso le scarpe da tennis slacciate, il pallone bucato, le multe nascoste, la schiaccia con le cipolle, i disegni dell'ultimo banco, i compiti per le vacanze , e la campanella della scuola? E dov'è la sua lettera con il rossetto, il suo accendino portafortuna, il suo numero di telefono scritto sul pacchetto di Camel?

E'tutto dentro di te, che aspetta che tu ti sieda ancora una volta...nel teatro della Memoria.

“Tanto sei uguale dai, sei sempre tu...un po' di meno, un po' di più...” (Vasco Rossi)

MAURO MEONI

postato da: primularussa alle ore febbraio 16, 2007 23:17 | link | commenti
categorie:
lunedì, 12 febbraio 2007

“Nessuno si deve permettere di suggerire al Papa cosa deve dire”, tuonava l’altro giorno l’“Osservatore Romano”. “Il Papa è un’autorità morale e ha diritto di intervenire in questioni che riguardano la morale”; “la Chiesa ha il diritto e il dovere di insegnare a tutti a proposito di rilevanti problemi di carattere morale”, ecc. ecc. Queste e mille altre consimili osservazioni ci capita di udire in questi giorni. E non solo dall’ipocrisia consueta di coloro che tutelano la famiglia come valore assoluto, pur avendone due o tre ufficiali (Berlusconi, Casini, Santanché) e chi sa quante altre meno ufficiali (chi sa quanti). Taciamo degli altri paladini appartenenti alla Dependence delle Libertà, coi loro folcloristici matrimoni di rito celtico e divorzi di rito romano; ma anche dalla pavida retorica della sinistra di Stato (Napolitano) e di quella neocentrista “teodem”. Non una voce che si sia levata a dire, come il bimbo della favola, “il Papa è nudo”. Proviamo a farlo noi, ben consapevoli che l’argomento è di una gravità degna di ben altra discussione che quella che si può fare nelle ‘lettere al direttore’ di un giornale. Ma se fosse un seme capace di far germinare davvero un serio dibattito potremmo dirci assai soddisfatti.

La macroscopica autoreferenzialità dei proclami ecclesiastici ci spingerebbe a un gioco di contestazione punto per punto che potrebbe risultare divertente, ma sarebbe sterile: verrebbe infatti voglia di rispondere all’“Osservatore” come da bimbi si rispondeva nelle scaramucce di provocazione (“perché, se io mi permetto di suggerire al Papa quello che deve dire, te che mi fai?). Ma lasciamo perdere.

Invece l’asserzione secondo la quale il Papa è un’autorità morale, è più interessante. Perché la questione è proponibile in due aspetti: o Joseph Razinger è capace di dire parole che vengono percepite come autorevoli da chi lo ascolta, e in questo modo si conquista per così dire la qualifica di autorità morale; ma lo sarà allo stesso modo di Mandela, o don Ciotti, o Grosmann o Ben Jallun, o Gino Strada, o Pamuk, o chi altro si vuole (e per fortuna non sono pochi). O è un’autorità morale in quanto papa; ma questo può interessare solo coloro che “riconoscono l’autorità della Chiesa” come ha detto oggi il cardinale Ruini. In questo caso, infatti, la sua parola può essere più o meno cogente per chi si riconosce nella Chiesa Cattolica Romana; nel primo caso può essere più o meno persuasiva, ma cogente no davvero.

Il problema, quindi, non è a nostro avviso quello dell’ingerenza della Chiesa nelle questioni dello Stato, ma quello della sua “incapacità giuridica” di costituirsi come autorità morale: naturalmente il Papa può dire quello che vuole (la Costituzione garantisce questo diritto anche all’Assessore); ma è una mistificazione dire che le sue parole rappresentano un principio di autorità morale, senza ricordare che lo rappresentano allo stesso modo anche le parole del Dalai Lama, o del Gran Muftì, dell’arcivescovo di Canterbury o del Gran Rabbino, o dei vari Ayatollah, Imam, Pastori evangelici, arcivescovi Ortodossi, Are Krishna e quant’altro, per restare nel campo delle religioni.

Il Presidente della Repubblica ha voluto ricordare il debito di attenzione che si deve avere per una grande comunità religiosa come la Chiesa Cattolica Romana in questioni che riguardano l’organizzazione della Comunità nazionale. Poteva farne a meno, come ha evitato, opportunamente di richiamare la necessità che la Chiesa e il Papa siano ugualmente attenti alla carta fondamentale di quella Comunità, che stabilisce l’uguaglianza di diritti e di doveri di tutti i cittadini, e quindi per esempio il diritto delle donne ad accedere al sacerdozio e all’episcopato, il diritto dei chierici ad avere una propria famiglia quando lo desiderino (visto che il celibato dei preti arriva molto tardi nella tradizione della Chiesa Romana, e non ha mai cessato di essere questione controversa), ecc.: Eppure questo sarebbe stato l’equivalente degli odierni interventi della Chiesa Cattolica. Ma la Costituzione dice che “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” (art. 7).

E sì che la rappresentatività democratica del Presidente della Repubblica ha un fondamento giuridico assai ampio. Il papa invece esercita all’interno della propria comunità un potere che gli deriva da un’investitura di poco più di cento elettori (i cardinali) nominati a loro volta da un altro papa, con una procedura fondata esclusivamente su decretazioni papali (il decreto “In nomine Domini” di Niccolò II del 1059) o conciliari (costituzione “Pastor aeternus” del Concilio Vaticano I del 1870), le quali rinviano a loro volta all’imperscrutabile disegno divino trasmesso dallo Spirito Santo. Dal punto di vista del diritto costituzionale comparato ci sembra un fondamento francamente debole.

E poi, nello specifico, in quale testo sacro della religione cristiana si trova l’affermazione che il Matrimonio, arrivato a essere un  sacramento solo dopo il XII secolo, è divinamente costituito come struttura fondamentale della società umana?

E ancora, chi ha detto che la legge sulle convivenze di fatto (DICO) è una “questione morale”? Altrimenti è una questione morale anche il dettato costituzionale dell’art. 29: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Se così fosse dovrebbero rinviarsi alla competenza giuridica dei tribunali della Chiesa tutte le questioni riguardanti la famiglia, cioè  tutte le questioni riguardanti il nucleo fondamentale (come si ripete continuamente in questi giorni) di tutta la società. Ma questo è un delirio da medievite acuta: Adriano IV e Federico Barbarossa, Chiesa e Impero, potere spirituale contro potere politico (con la Lega lombarda alleata del papa: con la differenza che allora papa e Lega rappresentavano il nuovo…).

Ecco alcuni esempi di questioni rilevanti per un dibattito. Naturalmente non si vuole qui discutere (noi, poi) sulla natura e sul fondamento della religione della Chiesa Cattolica Romana, che pure è ricca di motivi importantissimi di riflessione anche per coloro che non vi si riconoscono. Ma nel momento in cui l’Istituzione Chiesa Romana rivendica il diritto di intervenire facendo sentire la sua voce nella dinamica delle decisioni parlamentari dell’Istituzione Stato Italiano destinate a regolamentare la vita associata dei cittadini, non sarebbe il caso che qualcuno domandasse alla Chiesa Romana di presentare le sue credenziali giuridiche invece del consueto facile rinvio autoreferenziale: “Posso parlare con autorità di questioni attinenti alla organizzazione sociale perché questa autorità risiede nella natura della Chiesa. Lo affermo in nome dell’autorità che possiedo”.

In ogni caso sarà bene che qualche Istituzione dello Stato cominci a spiegare alle cinquecentomila “coppie di fatto” (tante, secondo l’ISTAT, ne esistono in Italia) che sono solo dei poveri peccatori senza diritto alcuno e destinati alla dannazione eterna; ma che, se si pentono e buttano via figli e progetti, potranno rientrare nelle grazie del Papa e del cardinal Ruini già pronti ad ammazzare il vitello grasso.

 

La Primula Russa (noi no)

postato da: primularussa alle ore febbraio 12, 2007 23:36 | link | commenti
categorie: primularussa